2021. Anno dantesco.

2021. Anno dantesco.

di Giulia Angeli – 6 gennaio 2020

Recentemente si è stabilita una sorta di consuetudine, che prevede di dedicare l’anno in corso ad un grande personaggio del passato nostrano. Nel 2019 si sono ricordati i cinquecento anni dalla morte di Leonardo, il genio dal “multiforme ingegno” dell’epoca moderna. L’infausto 2020 invece ha concesso poco alle celebrazioni per il prolifico Raffaello. Infine il 2021, con cui si vuole rendere omaggio a Dante, che con il volgare elevato a lingua poetica ha fatto l’Italia più delle guerre d’indipendenza.

A sconvolgere i suoi contemporanei furono soprattutto le visioni fantastiche e terribili della Divina Commedia, che vennero poi tramutate in immagini da artisti delle più diverse correnti e provenienze nei secoli a venire. Si pensi alle atroci torture perpetrate dai diavoli dell’inferno dipinto (1) dal Beato Angelico nel Giudizio Universale del Museo di San Marco a Firenze . Altrettanto affascinanti sono i disegni di Federico Zuccari accompagnati dai commenti dell’autore stesso ed esposti ora nella mostra virtuale A rivedere le stelle sul sito ufficiale degli Uffizi: si tratta della più completa rappresentazione del Poema non solo per l’epoca in cui fu realizzata (tra il 1586 e il 1588) ma per almeno altri due secoli a seguire. E questi solo per citare esempi in Firenze e non scomodare William Blake, Gustave Dorè o Salvador Dalì! (2)
Eppure non posso a fare a meno di pensare ad un seminario che ho seguito all’università , che proponeva di rivedere l’immagine facile, ma non per questo più vera, di Dante come genio ab- soluto, avulso dal contesto nel quale visse e scrisse. Dante fu un uomo del suo tempo prima di diventare il Sommo Poeta e come tale camminava per le strade, entrava nelle chiese come nei mercati, osservava ciò che prendeva forma intorno a lui e ne rimaneva inevitabilmente affascinato. Così i luoghi del suo viaggio ultraterreno portano traccia di quelli realmente visti ed attraversati nella Firenze di inizio Trecento. Non mi riferisco alla semplice citazione di edifici realmente esistenti come il “bel San Giovanni” (Inferno, Canto XIX, v. 17). Nel X Canto del Purgatorio, per esempio, l’autore rimase sconvolto dalla verosimiglianza dei rilievi che decoravano la prima cornice del monte dell’espiazione e, tra essi, l’Annunciazione: scrisse che l’angelo

dinanzi a noi pareva sì verace
quivi intagliato in un atto soave,
che non sembiava imagine che tace.
Purgatorio, Canto X, vv. 37-39

 

Il soffio vitale che il poeta cerca di descrivere è del tutto analogo a quello che anima il marmo di Arnolfo di Cambio adesso esposto al Victoria & Alberti Museum di Londra (fig.1), proveniente dal convento di Santa Maria Maggiore a Firenze e probabilmente noto anche a Dante. Le labbra schiuse del messaggero divino si fanno carico della rivelazione, mentre Maria si è portata la mano destra al cuore, accettando coi gesti, prima ancora che con le parole, il destino che le è stato prefigurato. Quest’opera, insieme ad altre di non minore importanza, venne esposta nel 2004 presso la Galleria dell’Accademia in una mostra dal grande valore scientifico: L’arte a Firenze nell’età di Dante (1250-1300), a cura di Angelo Tartuferi e Mario Scalini. Per tutti coloro che non hanno avuto la fortuna di visitare l’esposizione dal vivo e per quanti vogliano prepararsi a questo anno dantesco appena iniziato, si consiglia di sfogliare il catalogo della mostra (3): un’ottima occasione per approfondire un momento della storia di Firenze poco indagato ma fondamentale per la fioritura letteraria ed artistica che di lì a poco sarebbe avvenuta, anche grazie a Dante.

 

 


  1. Peraltro non vediamo l’ora di poter rivedere dal vivo quest’opera non solo per soffermarci sui dettagli macabri e celesti della scena apocalittica, ma anche per apprezzare il rinnovato allestimento della sala, portato a termine e presentato in forma virtuale poche settimane fa.
  2. Arte e realtà nell’età di Giotto e Dante, seminario del dott. Gianluca del Monaco tenuto presso l’Università Alma Mater di Bologna, aa. 2015-2016.
  3. L’arte a Firenze nell’età di Dante (1250-1300), a cura di A. Tartuferi, M. Scalini, catalogo di mostra (Firenze, Galleria dell’Accademia, 1 giugno – 29 agosto 2004), Firenze, Giunti Editore, 2004.
6 Comments
  • Caterina Luna Mignini
    Posted at 08:55h, 10 Gennaio Rispondi

    Bell’articolo, con interessanti spunti e paragoni! Ho molto apprezzato.
    Caterina

  • GUIDO ACHILLE MIGNINI
    Posted at 21:51h, 10 Gennaio Rispondi

    Interessante proposta ! Da interpretare come augurio ed invito ad un anno di nuovo normale pieno di esperienze artistiche e museali dal vivo .

  • Bonciani Patrizia
    Posted at 09:19h, 11 Gennaio Rispondi

    Complimenti ! Brano profondo ma comprensibile ! Non succede spesso quando si parla di arte .

  • Giulio
    Posted at 09:45h, 11 Gennaio Rispondi

    Brava, ben scritto e ben comprensibile. Sperando che tutto ciò che per ora possiamo fruire in maniera virtuale torni ad essere apprezzabile dal vivo.

  • Carla Fumi
    Posted at 10:54h, 11 Gennaio Rispondi

    È un’ottima sollecitazione, certamente da seguire. Segnalo anche il libro scritto da Alessandro Barbero proprio su Dante e la società del suo tempo, che visse intensamente e attivamente. Segnalo anche che un’Annunciazione molto simile a quella di S. Maria Maggiore è inserita nel fianco di S. Maria del Fiore, vicinissima al Campanile. È uno dei miei bassorilievi preferiti.

    • Giulia Angeli
      Posted at 18:11h, 13 Gennaio Rispondi

      Un piacevolissimo dettaglio scultoreo, quello qui citato. Grazie Carla per avercelo suggerito: che sia da invito per tutti i lettori del blog e gli associati ad andarlo a scoprire di persona durante una bella passeggiata nel centro di Firenze!

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