Alessandro Tricarico, lo street artist del Gargano

Alessandro Tricarico, lo street artist del Gargano

di Ludovica Gramazio – 16 dicembre 2020

 

Alessandro Tricarico, fotografo pugliese, nasce a San Marco in Lamis nel 1986.
Inizia la sua carriera come fotoreporter per poi avvicinarsi progressivamente al linguaggio della Street art, utilizzando grandi stampe da affiggere sui muri delle città.
I luoghi selezionati per la realizzazione delle sue opere sono luoghi di grande bellezza, ma ancora poco conosciuti. Uno degli obiettivi dell’artista è, infatti, quello di far rivivere luoghi dimenticati o poco frequentati. Il Gargano è il territorio che Tricarico ha scelto di arricchire con il progetto Pantheon attraverso il quale racconta la storia del promontorio e dei suoi abitanti.
Ecco Peppino, Dio del mare, il primo di una serie di santuari dedicati a divinità del nostro territorio.

 

 

“Peppino è un vecchio pescatore. Vederlo come un ‘Dio’ è una cosa forte. Il mio obiettivo è tornare a mettere l’essere umano al centro di ogni cosa.“

Un’opera degna di menzione, che è anche la più recente dell’artista, è Solo Braccia.

 

 

Due mani che afferrano pomodori: ecco la gigantografia di trentadue metri di altezza realizzata lo scorso settembre e che si ergeva all’ingresso della città di Foggia, installata sui silos dell’ex azienda Casillo in via Manfredonia.
L’opera è stata realizzata in memoria dei sedici braccianti morti negli ultimi due anni.

La scelta del luogo non è stata casuale, spiega l’artista. In quello stesso luogo, infatti, nell’estate del 2019, due braccianti furono colpiti da alcune pietre mentre andavano al lavoro in bicicletta, lanciate “per scherzo” da due ragazzi foggiani. Una ragazzata che però rappresenta perfettamente il clima di odio che viene costantemente alimentato dalle vicende politiche del nostro Paese.

«Volevamo braccia, sono arrivati uomini», scriveva Max Frisch a proposito dell’ondata di immigrati italiani che giungeva in Svizzera alla ricerca di un lavoro.
Solo braccia è un manifesto politico e sociale attraverso il quale l’artista ha voluto donare dignità all’ultimo gesto che i braccianti hanno compiuto prima di trovare la morte nel ritorno verso casa, stipati nei furgoni dei caporali: lavorare nei campi.

Le parole che ha scelto Tricarico per descrivere la sua opera sono emozionanti e piene di significato, proprio come l’opera stessa:

“Di questa stampa resteranno presto solo pochi brandelli cullati dal vento, proprio come le parole di questa eterna campagna elettorale. E allora anche io, che non sono nessuno, consegna questa città nelle mani spaccate di tutti i braccianti, nelle mani protese delle zingare fuori dai supermercati, in quelle delle puttane sfruttate in via bari e via san severo, che salutano i conducenti e richiamano le auto, a quelle dei barboni che si sfregano l’un l’altra dal freddo fino a consumarsi per cercare un po’ di calore.
La consegno in tutte quelle mani che stringono ancora un briciolo di dignità, nella buona o nella cattiva sorte.
Perché questa terra appartiene a chi la accarezza e non a chi se ne riempie le tasche per poi tirarla fuori all’occorrenza di comizio in comizio.”

Il talento e la sensibilità di Alessandro Tricarico non sono passati inosservati. L’artista è stato infatti selezionato per partecipare alla realizzazione di alcune installazioni per Parma Capitale Italiana della Cultura 2020 e 2021.

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