Andy Warhol e la morte della definizione dell’arte

Andy Warhol e la morte della definizione dell’arte

di Chiara Croci – 4 dicembre 2020

Giubbotto di pelle nera, parrucca silver, jeans stretti, stivaletti e Ray Ban Wayfarer neri, è così che il cinico e gracile Andy Warhol, con una pelle devastata dall’acne giovanile, amava mostrarsi nella città più all’avanguardia tra tutte, ovvero New York City.

Con quel look che ancora oggi fa parte della quotidianità, Warhol, con le sue zuppe di pomodoro, le Brillo Box e i ritratti di Marylin, ha creato un tale scompiglio e disorientamento da mettere tutti in difficoltà nel rispondere all’antica domanda “che cosa è l’arte?”

Una domanda apparentemente semplice ma di non facile, se non addirittura impossibile risposta. Ecco che a partire da Warhol siamo stati catapultati di fronte a quella che si potrebbe considerare proprio la fatidica domanda da un milione di dollari. Questo è avvenuto perché le sue opere ci hanno messo davanti ad una consapevolezza: per la prima volta non contava più il perseguimento dell’ideale di bellezza. Da Warhol in poi è stato possibile elevare a status di arte anche un comune oggetto antiestetico e banale, come una confezione di spugnette, piuttosto che una comunissima zuppa di pomodoro. Warhol, così facendo, ha liberato l’arte da quella torre d’avorio in cui da sempre era stata imprigionata, e in questo intento rivoluzionario l’artista ha cercato sempre più di annullare la distanza tra il mondo dell’arte e la vita quotidiana, rendendo impossibile di conseguenza poter definire l’arte.

Dunque, Warhol sarà pure stato uno dei primi massacratori dell’arte, tuttavia gli artisti delle successive Avanguardie hanno cavalcato molto bene questo suo spirito: se rivolgiamo infatti uno sguardo al mondo dell’arte di oggi è facile rendersi conto di come esso stia accogliendo al suo interno svariate opere sulle quali non pochi individui nutrono disprezzo, oltre che notevoli dubbi riguardo alla loro artisticità; questo atteggiamento di titubanza è principalmente dovuto al fatto che l’arte contemporanea sembra abbia cestinato gli ideali che fino all’inizio del secolo scorso necessariamente avrebbero dovuto qualificare un’opera. L’arte da Warhol in poi ha completamente smarrito il riferimento della rappresentazione della natura, è diventata una rappresentazione di concetti, di idee e percorsi, incurante dell’idea di bello.

Rivolgere lo sguardo al mondo dell’arte contemporanea dopo il Brillo Box significa avere a che fare con l’arte in una modalità totalmente innovativa rispetto alla storia dell’arte a cui il Brillo Box ha messo fine inaugurando la cosiddetta post storia.

 

 

L’arte, oggi più che mai, si rivolge a coloro che sono disposti a fare fatica, fatica di interpretarla, dal momento che essa ci conduce in un deserto concettuale. L’arte comunica un messaggio che arriva ad ognuno di noi in maniera diversa, parla in una lingua misteriosa a tutti, anche a chi magari non vorrebbe ascoltarla. Dunque, sì, si può e si deve ancora parlare di arte, perché essa c’è, esiste, è più viva che mai ed evolve in continuazione in base agli stimoli che riceve dall’epoca storica in cui viene partorita.

Allora “Che cosa è l’arte?” per tornare alla fatidica domanda da un milione di dollari… Inutile barcamenarsi alla ricerca di una risposta. Warhol e gli artisti a lui successivi ci hanno insegnato che l’arte è tante cose diverse, per questo non è possibile definirla: arte sono le opere pittoriche, lo sono i graffiti, così come le performances di Marina Abramović, e chissà cosa ci riserverà il futuro.

In conclusione, se si dovesse pensare all’aforisma, forse il più celebre di Warhol, che recita che ciascuno al mondo sarà famoso per quindici minuti, dovremmo prendere atto che per via del senso di disorientamento sollevato dalla sua arte a proposito del tentativo di darne una definizione, egli sarà destinato a rimanere per sempre una celebrità, quell’artista gracile, di poche parole che con il suo look stravagante ha posto le basi per una rivoluzione che non avrà mai fine. I suoi saranno quindici minuti di gloria destinati a protrarsi in eterno.

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