La fetta di Polenta a Torino

La fetta di Polenta a Torino

di Francesca Pozzo- 25 novembre 2020

 

16 metri per 4 metri e mezzo per 54 centimetri nel suo punto più stretto. Queste sono le misure ufficiali di quella che è stata definita “la casa più pazza del mondo”. Questo piccolo titolo da Guinness dei primati è del tutto nostrano e per la precisione si trova nel centro di Torino, al confine fra via Giulia di Barolo e corso San Maurizio. Si tratta di Casa Scaccabarozzi, più comunemente conosciuta con il nomignolo di “Fetta di polenta”. Si può subito capire il perché di questo affettuoso soprannome nel momento in cui si osserva questo complesso giallo ocra dal lato opposto rispetto a corso San Maurizio. Da questa prospettiva infatti si nota la struttura trapezoidale dell’edificio e precisamente la parte che misura appena mezzo metro. Per di più si rimarrà anche colpiti dalla sua altezza: nonostante risulti molto sottile si staglia per ben 7 piani, superando tutti i complessi limitrofi.


Ma qual è la storia che si nasconde dietro a questo bizzarro scherzo dell’architettura? Pochi lo sanno ma c’è lo zampino di Alessandro Antonelli, costruttore della omonima mole. La realizzazione di questo edificio ebbe inizio nel 1840 e si protrasse per ben quarantun anni a causa di un investimento sbagliato. Antonelli infatti comprò il terreno per costruirsi la casa, ma dopo poco tempo si accorse che l’appezzamento era troppo esiguo per un palazzo di dimensioni normali. Per questo, dopo una trattativa fallita con il vicino, decise di uscire dagli schemi e fare le cose a modo suo. Eresse ben 9 piani, di cui 2 sotterranei, e per ovviare i problemi del trasporto dei mobili sfondò le pareti già costruite per farli entrare direttamente dall’esterno. Il complesso rappresenta un buon esempio di mescolanza di vari registri architettonici, ma è principalmente contraddistinto dalla linearità e dall’eleganza neoclassica. Sono infatti presenti diversi elementi decorativi di ascendenza greca, come le finte colonne portanti. Inoltre si possono notare balconi ad ogni piano e finestre visibilmente sporgenti, costruite per guadagnare il maggior spazio possibile.

Tutti Questi elementi stravaganti portarono parecchi torinesi a pensare che la struttura non fosse del tutto sicura. L’architetto volle smentire queste voci a tutti i costi. Per questo decise di non vendere la struttura, donandola alla moglie Francesca Scaccabarozzi. La coppia andò ad abitarci per un periodo proprio per dimostrare quanto questa eclettica struttura fosse solida e affidabile. Ad oggi si può dire che Antonelli ha avuto ragione. La sua dimora ha resistito egregiamente alla esplosione della regia polveriera di Borgo Po del 1852, al terremoto del 1887 e infine ai bombardamenti della seconda guerra mondiale.

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