L’arte al tempo del Covid: un viaggio ipervisuale

L’arte al tempo del Covid: un viaggio ipervisuale

di Federica Barbaro- 23 novembre 2020

 

 

In seguito al DPCM del 3 novembre 2020, che ha stabilito, tra le altre cose, la chiusura al pubblico dei musei, Le Gallerie degli Uffizi di Firenze, impiegando lo strumento dell’ipervisione, hanno creato sull’omonimo sito web, un percorso museale virtuale, al fine di rendere comunque fruibile la mostra temporanea “Wright of Derby. Arte e scienza”.

L’esposizione, inaugurata fisicamente il 6 ottobre 2020, è incentrata sul celebre dipinto L’esperimento di un uccello inserito in una pompa pneumatica (1768) di Joseph Wright of Derby ed è il risultato dell’accordo raggiunto tra le Gallerie e la National Gallery di Londra in merito al prestito dell’opera, che rappresenta uno dei capolavori del museo britannico.

 

Uno dei fil rouge che lega tra loro le opere, riunite dalla curatrice Alessandra Griffo, è senz’altro la luce; nell’Esperimento l’illuminazione, prodotta dalla candela situata alle spalle della grande coppa in vetro, contenente un organo animale, produce effetti luministici degni di un palcoscenico; fortemente indirizzata, conferisce tragicità alla scena, di chiara ispirazione teatrale. È sempre la luce a modellare i corpi degli spettatori, di cui anche l’osservatore del dipinto (viste le sue dimensioni prossime al vero) diventa parte integrante.

La luce tuttavia rappresenta anche un modo in cui la verità divina si rivela, così come accade nel dipinto di Bartolomeo Cavarozzi, intitolato San Girolamo nello studio e due angeli. In questo caso, il fascio di luce che obliquamente attraversa la tela da sinistra, dando vita ad un

impianto luministico di evidente ispirazione caravaggesca, rappresenta la verità divina di cui San Girolamo diviene strumento, traducendo l’Antico Testamento dall’ebraico al latino. Ma la luce, particolarmente durante il periodo illuminista, è anche e soprattutto simbolo della conoscenza che rischiara le tenebre dell’ignoranza; è questo il suo significato nel caso del dipinto di Gerrit Dou Il maestro di scuola.

 

Tuttavia, altrettanto importante è il modo in cui il rapporto tra arte e scienza, tra rigore e creatività (il cui riferimento è individuabile anche nel titolo della mostra) si estrinseca nelle opere dell’esposizione; la scena de l’Esperimento per esempio, oltre a costituire un momento di ricerca empirica, è assimilabile ad una sorta di spettacolo in cui lo studioso, con fare da illusionista, tiene gli ospiti con il fiato sospeso, curiosi di sapere cosa ne sarà del povero uccellino imprigionato. E ancor di più il binomio è evidente a livello figurativo nel caso dell’incisione di Enea Vico, raffigurante l’Accademia di Baccio Bandinelli, in cui “si evidenzia l’importanza dello studio dell’anatomia umana – la Scienza- e della statuaria antica – l’Arte-” come background indispensabile della formazione di un artista.

Ma il rapporto tra arte e scienza è rintracciabile anche nell’allusione (anche se velata) al momento storico che stiamo vivendo, caratterizzato dall’epidemia di Covid19; la speranza che si ripone nella ricerca scientifica, affinché un vaccino efficace possa essere sviluppato al più presto e la funzione catartica caratteristica dell’arte si fondono in una mostra che costituisce un inno alla complementarietà dei due mondi.

Una meta-mostra dunque, che attraverso l’espediente dell’ipervisione, ci consente di fruire di un’esperienza, pensata utilizzando il linguaggio visuale tipico di un’esposizione, in un susseguirsi di immagini e testo, che per quanto mediata dallo schermo del nostro device, ci consente di sopperire, in mancanza di alternative attuabili, all’esigenza umana di nutrimento dell’anima, da sempre prerogativa dell’arte.

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