Odyssey Collection: la nuova collezione del designer Andrea Branciforti, che sposa la natura, incontra il cinema.

Odyssey Collection: la nuova collezione del designer Andrea Branciforti, che sposa la natura, incontra il cinema.

1 marzo 2021 – di Mary Scalisi

Abbiamo avuto modo di incontrare Andrea Branciforti, Presidente ADI Sicilia, docente all’Harim Accademia Euromediterranea, architetto e designer, parlandone in La natura incontra il design – Orolavico: l’azienda handmade che celebra la Sicilia.
In quest’occasione presentiamo l’ultima collezione del designer siciliano, Odyssey Collection, la new dishes line di Orolavico, l’azienda che omaggia la Sicilia lavorandone la pietra lavica frutto di mamma Etna.

Branciforti, legato alla sua Sicilia, attraverso questa nuova collezione, si impegna a portare nelle nostre case, e soprattutto nelle nostre tavole, la terra a cui apparteniamo, la terra che ci regala la pietra lavica dell’Etna, che nonostante si presenti ai nostri occhi, a tavola, come un pezzo di design lavorato e finito ci riconduce al viaggio compiuto, dal vulcano alla trasformazione stessa del materiale lavico.

Dalla collezione in questione (composta da sei micro-collezioni), che unisce la contemporaneità di un design al passo con le richieste del tempo ai principi di eco-sostenibilità, vengono fuori 15 sottopiatti ispirati al film Odissea nello Spazio di Stanley Kubrick del 1968, con decorazioni che prendono spunto dal Supercomputer Hal, al Discovery One e alle visioni dell’universo.

La collezione, nella quale la materia viene interpretata in chiave estetica tanto quanto funzionale, è la prima linea di piatti in pietra lavica inaugurata da Orolavico, dove design contemporaneo ed eco- sostenibilità diventano il connubio perfetto per un’azienda che s’impegna costantemente verso la ricerca ed è attenta alle novità, anche piccole, che possono fare la differenza.

INCONTRO CON L’ARTISTA

Mery Scalisi: Andrea, parlami un po’ di te. In che modo ti sei avvicinato al mondo del design?
Andrea Branciforti: Sono laureato in architettura e mi occupo di design dal 2000. Nel 2004 ho aperto con la mia compagna Improntabarre, studio e laboratorio di design che collabora con una rete di artigiani nella produzione di manufatti di altissima qualità. Sono stato selezionato per ADI Design Index 2015 con il progetto Urban design for tile, con il progetto Legami in collaborazione con Moak. Sono architetto, designer, docente e, attualmente, Presidente ADI Sicilia. Ho collaborato con designer e aziende come Ugo La Pietra, Farm Cultural Park, Fuorisalmone, Accademia Abadir, Accademia Harim, Studio Vittorio Venezia, Moak, ecc.

M.S.: Design funzionale, design bello o design da bellezza funzionale. Quale linea credi bisogna seguire affinché il design possa lanciare un messaggio?
A.B.: Non credo che ci sia una linea unica. Dipende molto dal designer, dall’azienda coinvolta, dal materiale utilizzato. E poi dal messaggio. Quale messaggio vogliamo trasmettere? Il messaggio, molte volte, non lo si trova nella forma dell’oggetto in sé ma nel sistema, nel concept, nella scelta della lavorazione e del materiale che vi è dietro. Oggi l’artigianalità del prodotto e molto più ricercata e si è sempre più attenti alla provenienza e filiera produttiva dell’acquisto che l’utente fa, tanto che si parla di acquisti consapevoli ecc. Questi, credo, infatti, siano alcuni messaggi che si possano essere trasmessi attraverso il design.

M.S.: Qual è l’obiettivo che oggi il design dovrebbe porsi?
A.B.: La catena di approvvigionamento dell’industria è cresciuta enormemente ed oggi parlare di design significa analizzare soprattutto la filiera del prodotto ed intervenire ad ogni step per riequilibrare il dispendio di energie che si trasformano in inquinamento.

Non basta riforestare. Se, oggi, non riusciamo a salvaguardare il nostro patrimonio naturale che deve essere inserito nel ciclo produttivo in una bio-prospettiva domani, sarà ancora più necessario attenzionare ed approfondire l’utilizzo di materiali naturali presenti sul territorio. Il termine artigianale sarà, così, riferito all’approccio che l’azienda ha nel trattare il materiale, all’attenzione che essa metterà nel ridurre gli sprechi e le quantità di materie prime che utilizza, all’approvvigionamento e al tipo di trasporto che sceglierà, ai sistemi tecnologici che rispondono ai parametri di eco-sostenibilità che adotterà.

Questa è la bio-prospettiva che ci attende: un design underground che superi certi schemi produttivi predefiniti e inadeguati ai grandi cambiamenti. Un passaggio fondamentale che potrà avvenire grazie alle tante piccole e medie realtà che ci credono e che quotidianamente investono tempo e risorse in settori quali ricerca & qualità e che, a mio avviso, saranno un nuovo punto di partenza per il design e per il territorio in cui operano.

M.S.: Com’è nata la tua ultima creazione Odyssey Collection?
A.B.: Questa collezione è nata durante il primo lockdown. Le immagini raccontano un viaggio ispirato al film “2001: Odissea nello spazio” del grande maestro Stanley Kubrick che ho rivisto quest’anno, in una delle tante sere trascorse in casa, insieme ad altri film dello stesso genere. Un movie-cult di fantascienza che riesce a parlare contemporaneamente del passato, del presente e del futuro dell’umanità, ponendo interrogativi e riflessioni sulla vita al di fuori della Terra. Ma credo, soprattutto, così come il bambino delle stelle che alla fine del film si avvicina alla terra, che Kubrick ci inviti ad avere una nuova consapevolezza nel rapporto con il mondo e con la natura, oggi più che mai di vitale importanza. ll 1968, poi, oltre ad essere l’anno di uscita del film, è stato un anno di grandi rotture, di cambiamenti e di profonde riflessioni. Si fa strada una nuova sensibilità sul design sostenibile. Vengono pubblicate le prime foto del globo terrestre visto dalla luna che porta l’umanità verso un nuovo senso di appartenenza senza più confini fisici. Si parla di una nuova umanità e di una nuova consapevolezza delle tecnologie che, ben presto, avremmo avuto a disposizione. Qualche anno più tardi uscirà Starman, brano musicale scritto da David Bowie…Questo è il pensiero che attraversa la collezione.

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